giovedì 6 settembre 2012

Il mio viaggio in treno con il Signor Luigi di Antonella Proietti

Antonella Proietti
proietti.antonella@virgilio.it
Counselor Relazionale
Scuola di Counseling Relazionale
Prevenire è Possibile
  
http://www.prepos.it/ 
STORIE  DI  VITA
 Il mio viaggio in treno con il Signor Luigi

    
Alcuni giorni fa ho preso il treno per recarmi a Roma, cosa che faccio raramente perché di solito mi muovo in auto. Per di più era treno locale che ferma in tutte le stazioni.  Chiaramente il viaggio è durato un’eternità.
Ho notato che negli ultimi anni è difficile avere uno scambio di idee con il vicino di posto occasionale, tutti sono immersi nelle loro attività.
C’è chi non scolla gli occhi dal telefonino, chi usa il pc portatile lavorando tutto il tempo e chi legge. Incrociare lo sguardo altrui è cosa assai improbabile.
Ricordo che tanti anni fa era più usuale iniziare una conversazione con il viaggiatore accanto. Certo non esisteva né cellulare e tanto meno il pc! Per di più, gli scomparti erano formati da piccole cabine di sei posti con  porta scorrevole,  tutto ciò creava una certa intimità favorendo lo scambio di qualche parola. Allora si poteva fumare e cosa c’era di meglio della scontata frase: “Le dà fastidio il fumo”, per attaccare bottone?
Dal momento che nei miei ultimi viaggi, anche lunghi, ho provato un totale e spiacevole isolamento, è ormai mia abitudine portarmi un libro da leggere.
La scorsa settimana ho dimenticato il libro sul tavolo della cucina.
Appena salita sul treno, mi sono guardata intorno, c’erano due studentesse che si sono sedute un po’ più avanti, per stare da sole. I sedili, molto alti (anche comodi), escludevano la possibilità di guardarsi, così, mi sono detta, oggi voglio gustarmi il paesaggio dal finestrino, passerò questo tempo immersa nella meravigliosa natura che costeggia la ferrovia da Gallese a Roma.
Ad ogni stazione saliva qualche passeggero, scrutava l’orizzonte dello scomparto, scannerizzando le persone, poi si sedeva nel posto più lontano dagli altri, così da avere la certezza di non entrare in contatto con nessuno.
Tutto stava procedendo come da copione fino alla stazione di Monterotondo, quando è salito un anziano signore, molto distinto, che, affacciandosi, ha buttato un’occhiata nello scompartimento ed ha scelto il posto di fronte a me.
Da persona adulta, con il bagaglio di un’educazione ormai passata di moda, per prima cosa mi ha detto “Buongiorno”. Io con grande meraviglia ho risposto al suo cordiale saluto, e sempre con il sorriso sulle labbra ha timidamente iniziato a conversare con me.
Così ho saputo molto della sua vita, è stato un militare della Marina e ha girato tutta l’Italia, ha avuto tre figli, di cui è molto orgoglioso (soprattutto della femmina, che è Direttore di Banca), e con quella nostalgia e poesia dei racconti delle persone mature, il mio viaggio è finito in un attimo, tanto era il piacere di parlare con il signor Luigi.
Luigi ha detto che prende spesso questo treno perché ha una nipote che studia in Svezia, “anzi ormai lavora”, si corregge. Sembra che il passato sia meno lontano per lui, infatti, spesso va indietro nel tempo, poi torna al presente, come se non percepisse lo spazio temporale tra un racconto e l’altro.
Confessa che spesso prende il treno per andare all’aeroporto ad aspettare la nipote.
Mi ha, anche, raccontato che ad un certo punto della sua vita ha rinunciato alla carriera militare per non creare troppo disagio alla famiglia.  Infatti, in cinque anni aveva subito sei trasferimenti.
La figlia maggiore ha frequentato le Scuole elementari in cinque città diverse. Mi ha raccontato della sua rinuncia con l’orgoglio di chi ha preso la decisione giusta, senza rimpianti.
La famiglia ed i figli sono stati messi in primo piano. Questo ha permesso a Luigi di essere oggi sereno e soddisfatto.
Però, credo, che oggi abbia preso il treno soltanto per avere un contatto umano con qualcuno, perché all’aeroporto non c’era nessuna nipote ad aspettarlo. Quando ho intuito questo, ho provato una grande tenerezza e solidarietà per quell’uomo, mi ha commosso il suo bisogno di condivisione e compagnia.
E’ proprio vero che nella nostra società il patrimonio dei ricordi e la saggezza di un maturo signore non interessano più a nessuno.
Siamo tutti presi da una vita frenetica che non ti permette mai di fermarti ad ascoltare chi avrebbe tanta voglia di raccontare la sua storia di un tempo ormai lontano.
Luigi è consapevole di ciò, allora prende il treno sperando di trovare sempre qualcuno che almeno per un’ora possa ascoltarlo con attenzione!
  Grazie signor Luigi, sono stata molto felice di averla conosciuta, continui a viaggiare e chissà se un giorno ci incontreremo di nuovo.

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